Il 1° ottobre segna l’inizio di un nuovo coffee year. Una data convenzionale, ma anche un momento utile per fare il punto sul mercato e spostare l’attenzione dalle previsioni alla loro effettiva realizzazione.
Negli ultimi mesi il quadro per il 2026/27 si è fatto progressivamente più chiaro: le stime indicano una maggiore disponibilità globale di caffè, trainata soprattutto dalla ripresa della produzione brasiliana. Allo stesso tempo, però, disponibilità fisica, stock, differenziali e tempi logistici continuano a richiedere attenzione. È proprio questa distanza tra produzione attesa e caffè realmente disponibile sul mercato a rendere il nuovo coffee year particolarmente interessante per buyer, importatori e torrefattori.
Allo stesso tempo, però, disponibilità fisica, stock, differenziali e tempi logistici continuano a richiedere attenzione.
È proprio questa distanza tra produzione attesa e caffè realmente disponibile sul mercato a rendere il nuovo coffee year particolarmente interessante per buyer, importatori e torrefattori.
Più produzione non significa automaticamente più disponibilità
Le prospettive produttive per il 2026/27 sono positive.
Come abbiamo già analizzato nel nostro ultimo aggiornamento di mercato, le stime USDA indicano una produzione mondiale di circa 189,7 milioni di sacchi, in crescita rispetto all’annata precedente.
Il consumo globale è previsto a circa 179,7 milioni di sacchi, mentre le scorte finali potrebbero salire per il secondo anno consecutivo.
Il Brasile rappresenta uno dei principali fattori di riequilibrio, grazie a una produzione prevista particolarmente elevata e a una significativa ripresa dell’Arabica.
Sono numeri importanti, ma per chi acquista caffè verde rappresentano soltanto una parte del quadro. Tra produzione e disponibilità commerciale esistono infatti diverse variabili: tempi della raccolta, lavorazione, decisioni di vendita dei produttori, trasporto interno, disponibilità dei container, spedizioni, congestioni portuali e tempi di arrivo nei mercati di destinazione. Un raccolto abbondante può quindi migliorare il bilancio globale senza tradursi immediatamente in maggiore disponibilità fisica per il buyer europeo.
Il mercato fisico resta centrale
Negli ultimi mesi abbiamo visto quanto possa essere fuorviante leggere il mercato esclusivamente attraverso l’andamento dei futures.
Prezzo di borsa e mercato fisico sono strettamente collegati, ma non coincidono. Per una torrefazione, il punto non è semplicemente sapere quanto quota oggi Arabica o Robusta.
L’analisi che vogliamo proporre è:
quale caffè è disponibile, con quali caratteristiche, in quale luogo e con quali tempi di consegna?
Le scorte certificate rimangono quindi un indicatore importante. Nel corso dell’estate, in particolare, le scorte certificate Arabica hanno continuato a mostrare livelli contenuti, mentre il mercato del Robusta ha evidenziato una situazione più articolata. Il nuovo coffee year dovrà mostrare quanto velocemente l’aumento della produzione previsto riuscirà a tradursi in una ricostituzione degli stock e in una maggiore fluidità dell’offerta.
Origini diverse, dinamiche diverse
Anche nel 2026/27 sarà difficile parlare di “mercato del caffè” come se si trattasse di un sistema uniforme.
Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia, Uganda e le altre principali origini entrano nella nuova stagione con calendari produttivi, disponibilità e dinamiche commerciali differenti.
La diversificazione delle origini, tema che abbiamo affrontato nei mesi scorsi, continuerà quindi a rappresentare uno strumento importante per ridurre la dipendenza da una singola area produttiva.
Non significa semplicemente acquistare da più Paesi, ma comprendere come periodi di raccolta, qualità disponibili e finestre di esportazione possano integrarsi all’interno di una strategia di approvvigionamento.
Le variabili da monitorare nei prossimi mesi
Entrando nel coffee year 2026/27, per buyer e torrefattori ci sono alcuni elementi particolarmente importanti da osservare:
- velocità con cui il raccolto brasiliano entrerà nei flussi commerciali;
- andamento della produzione e delle esportazioni del Vietnam;
- ricostituzione delle scorte certificate;
- evoluzione dei differenziali;
- rapporto tra Arabica e Robusta nei flussi internazionali;
- andamento del cambio EUR/USD;
- costi e tempi della logistica internazionale;
- eventi climatici nelle principali aree produttive.
Sono variabili differenti, ma sempre più interconnesse.
Un movimento favorevole del futures può essere compensato da un differenziale più elevato.
Una maggiore produzione può richiedere mesi prima di arrivare nei magazzini europei.
Una disponibilità interessante all’origine può perdere parte della propria convenienza se aumentano tempi o costi di trasporto.
Dal forecast alla pianificazione
Il passaggio al nuovo coffee year non determina quindi un cambiamento immediato del mercato.
Segna piuttosto l’inizio di una fase nella quale molte delle aspettative costruite nei mesi precedenti dovranno essere verificate sul mercato fisico.
Per chi acquista caffè verde, questo significa continuare a osservare il prezzo, ma inserirlo in un quadro più ampio fatto di disponibilità, qualità, origine, differenziali e tempi.
In Qahwa monitoriamo costantemente mercato, cambio EUR/USD, disponibilità delle diverse origini e condizioni logistiche per programmare gli acquisti e gestire lo stock nei nostri hub europei.
Perché nel coffee year 2026/27, ancora una volta, non conterà soltanto quanto caffè verrà prodotto.
Conterà quanto caffè sarà realmente disponibile, dove si troverà e quando sarà possibile riceverlo.
